Stampare protesi 3D da remoto per facilitare gli impianti

BOLOGNA – E’ possibile far arrivare una protesi da un capo all’altro del mondo entro 24 ore, pronta per l’impianto? In teoria sì, grazie alle stampanti 3D comandate da remoto. E’ uno dei tanti progetti che sta portando avanti Villiam Dallolio, neurochirurgo all’ospedale di Lecco e presidente della Promev, in collaborazione con la Wasp, azienda di Massa Lombarda, in provincia di Ravenna. Dallolio ha presentato alcune delle sue idee all’edizione 2018 di Exposanità, tenutasi dal 18 al 21 aprile alla Fiera di Bologna. “La stampa in 3D è una sfida da lanciare – sostiene Dallolio- per rendere fruibile il prodotto a distanze intercontinentali”.

L’idea tutto sommato e’ semplice: non più studiare il progetto di una protesi, stamparla in 3D in laboratorio e poi inviare il pezzo alla struttura sanitaria che deve impiantarla, ma fornire direttamente all’utilizzatore finale in loco, ovvero a chi deve compiere l’operazione chirurgica, la stampante 3D con cui produrre la protesi necessaria, inviando il progetto via web. “Si potrebbe fare tutto in 24 ore- sostiene Dallolio – produrre in sede e’ la soluzione migliore e ottimale”. Ma non mancano gli ostacoli. “Al momento ci sono problemi di certificazione”, conferma il neurochirurgo. Che però non demorde e anzi rilancia, sottolineando il “risvolto etico” di questa possibile innovazione. “Si potrebbe permettere anche ai Paesi colpiti dalle guerre, come la Siria in questo momento, dove ci sono migliaia di mutilati- afferma Dallolio – di produrre in loco le protesi necessarie per gli interventi chirurgici”.



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